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Il cuore di Fabrice Muamba fermo per 78 minuti: come è stato possibile salvarlo?

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Il cuore di Fabrice Muamba fermo per 78 minuti: come è stato possibile salvarlo?

Il cuore degli atleti è a rischio? La domanda corre sul web e sui media dopo che pochi giorni fa un altro atleta è morto in campo, probabilmente stroncato da un infarto.

Si tratta di Vigor Bovolenta, 37 anni. Si è accasciato in campo mentre disputava una partita con la sua squadra, la Volley Forlì. Qualche mese fa toccò ad Antonio Cassano, che venne operato al cuore dopo aver accusato un malore provocato da una malformazione cardiaca congenita e pochi giorni fa a Fabrice Muamba.

Il giocatore del Bolton è svenuto in campo durante il quarto di finale di Coppa d'Inghilterra contro il Tottenham, ma per la sua storia molti non esitano a parlare di miracolo. Il suo cuore ha smesso di battere per 78 minuti, mentre medici sportivi in campo, paramedici in ambulanza e medici in ospedale non hanno smesso di tentare di rianimarlo. Oggi Muamba sta meglio e compie piccoli, ma importanti progressi.

La riabilitazione sarà lunga, ma questo ventitreenne dalla tempra d’acciaio può davvero ritenersi fortunato per la sorte che gli è stata riservata. Ma è davvero possibile restare in arresto cardiaco per 78, lunghi minuti?

Tre le ipotesi ventilate dagli esperti interpellati dalla BBC per spiegare come un uomo clinicamente morto possa tornare alla vita dopo tutto questo tempo: la prima spiegazione possibile è che anche se il cuore aveva smesso di contrarsi è riuscito comunque, in qualche modo, a pompare sangue nell’organismo; la seconda che a cuore fermo è rimasta una qualche attività elettrica che ha permesso al sangue di circolare e la terza che il cuore abbia sviluppato un’attività elettrica che ha consentito un ritmo organizzato della circolazione sanguigna pur in assenza di battito cardiaco.

In ogni caso, precisano gli esperti, la cosa più importante per intervenire quando si verifica un arresto cardiaco è praticare tempestivamente una rianimazione cardiopolmonare (RCP) che permette al sangue di circolare nell’organismo dando ai medici il tempo di capire come agire sul muscolo cardiaco. Per ogni minuto che si ritarda la RCP, infatti, le probabilità di sopravvivenza si riducono del 10%.

La rianimazione cardiopolmonare può essere praticata da persone opportunamente addestrate oppure con l’ausilio di un defibrillatore, uno strumento automatico che può essere utilizzato da chiunque, dopo un'adeguata formazione, e che dovrebbe essere installato in qualsiasi luogo pubblico.



26/03/2012

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Data ultimo aggiornamento 20/02/2013
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