Lo facciamo al Cardarelli: dalla diagnosi alla cura del Parkinson

  • 20/01/2026

Il Parkinson è una malattia neurologica cronica e progressiva, spesso associata solo al tremore ma in realtà molto più complessa. Incide sul movimento, ma anche su funzioni fondamentali come il sonno, l’umore, la digestione e le capacità cognitive, influenzando in modo significativo la qualità della vita delle persone che ne sono affette e delle loro famiglie.

Al Cardarelli, presso l’Unità di Neurologia, è attivo un percorso specialistico dedicato a questa patologia che accompagna il paziente dalla diagnosi alla gestione delle fasi più avanzate, integrando terapie farmacologiche, trattamenti avanzati e follow-up.

Ne parliamo con i neurologi Walter Di Iorio, responsabile dell’ambulatorio per la malattia di Parkinson e disturbi del movimento, e Katia Longo, referente per le terapie avanzate del Parkinson.

Cos’è il morbo di Parkinson?

Il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa cronica e progressiva che colpisce principalmente il sistema nervoso centrale. È causata dalla degenerazione dei neuroni dopaminergici nella sostanza nera del mesencefalo, essenziali per controllare i movimenti. La perdita di questi neuroni altera i circuiti motori e porta a sintomi come tremore a riposo, rigidità muscolare, rallentamento dei movimenti (bradicinesia) e, nelle fasi avanzate, instabilità posturale.

Con il progredire della patologia, possono essere coinvolte anche altre parti del sistema nervoso. Oltre al cervello e al midollo spinale, possono essere interessati i nervi che collegano il sistema nervoso centrale al resto del corpo (sistema periferico) e quelli che regolano automaticamente funzioni vitali come battito cardiaco, pressione, digestione, sudorazione e temperatura corporea (sistema autonomo). Questo può dare origine a sintomi non motori come disturbi del sonno, problemi digestivi, difficoltà cognitive e alterazioni del funzionamento automatico del corpo, chiamate alterazioni disautonomiche.

Tutto ciò rende il quadro clinico complesso e variegato, richiedendo una presa in carico multidisciplinare da parte di specialisti esperti.

Chi colpisce?

La malattia di Parkinson colpisce prevalentemente le persone sopra i 60 anni, ma può manifestarsi anche prima dei 50, configurando forme a esordio precoce. La malattia interessa sia uomini che donne, con una lieve predominanza maschile (incidenza circa 1,5-2 volte superiore), e può presentarsi con caratteristiche e velocità di progressione molto diverse da persona a persona.

Quanto è diffuso?

In Italia, le persone affette da morbo di Parkinson sono circa 300.000. La prevalenza aumenta con l’età, arrivando all’1-2% sopra i 60 anni e al 3–5% sopra gli 85 anni. In Campania si stimano circa 16.000 pazienti.
La diffusione della malattia varia anche a livello geografico: in Cina per esempio si stimano 15 casi ogni 100.000 abitanti, mentre in Europa e Nord America si raggiungono 150–200 casi ogni 100.000. Nonostante questi numeri, il Parkinson resta spesso sottovalutato, soprattutto nelle fasi iniziali.

Quali sono i sintomi?

I sintomi più noti sono quelli motori, come il tremore a riposo, la rigidità muscolare e la lentezza nei movimenti, che rendono difficili anche le attività quotidiane più semplici. Con l’evoluzione della malattia possono comparire difficoltà di equilibrio e instabilità posturale.
Accanto a questi disturbi, però, sono molto frequenti i sintomi non motori, come stipsi, disturbi del sonno, perdita dell’olfatto, alterazioni della pressione arteriosa, ansia, depressione e, in alcuni casi, disturbi cognitivi. Spesso questi segnali compaiono anni prima dei sintomi motori e rappresentano un campanello d’allarme importante da non sottovalutare.

Come si diagnostica?

La diagnosi del morbo di Parkinson è essenzialmente clinica e si basa sull’ascolto attento del paziente, sulla ricostruzione della storia dei sintomi e su un accurato esame neurologico, poiché non esiste un test in grado di confermare in modo definitivo la malattia. Lo specialista valuta sia i sintomi motori, come bradicinesia, rigidità, tremore a riposo e instabilità posturale, sia i sintomi non motori, tra cui disturbi del sonno, perdita dell’olfatto o depressione, spesso presenti nelle fasi iniziali. Particolare attenzione viene riservata all’asimmetria dei sintomi, tipica della malattia.

Le indagini strumentali, come la risonanza magnetica e gli esami di medicina nucleare (DaTSCAN o PET), non confermano direttamente il Parkinson, ma sono utili per escludere altre patologie e supportare il sospetto diagnostico. Un ulteriore elemento rilevante è la risposta alla terapia con levodopa, il farmaco più efficace per i sintomi motori. La levodopa, precursore della dopamina, riesce a raggiungere il cervello e a compensarne la carenza: un miglioramento significativo dei sintomi dopo la sua assunzione rafforza l’ipotesi diagnostica, mentre una risposta modesta o assente può suggerire forme diverse di parkinsonismo.

Proprio in assenza di un esame definitivo, l’esperienza del neurologo è fondamentale per riconoscere la malattia, soprattutto nelle sue fasi più precoci.

Come si cura?

Non esiste una cura definitiva per il Parkinson, ma le terapie disponibili permettono di controllare i sintomi e migliorare significativamente la qualità della vita. La levodopa è il farmaco più efficace per i sintomi motori, come lentezza nei movimenti, rigidità e tremore, e viene quasi sempre associata a farmaci che ne potenziano l’effetto e riducono gli effetti collaterali, come carbidopa o benserazide. Altri farmaci, come gli agonisti dopaminergici e gli inibitori delle MAO-B o delle COMT, stimolano o proteggono la dopamina e possono essere utilizzati in combinazione con la levodopa.

Quando i farmaci orali non bastano, si ricorre a terapie avanzate disponibili al Cardarelli, come l’infusione sottocutanea continua di levodopa, l’infusione di apomorfina e la somministrazione continua di Duodopa gel tramite PEG. L’infusione di levodopa garantisce un rilascio costante del farmaco tramite una piccola pompa, migliorando il controllo dei sintomi nelle fasi avanzate. L’infusione di apomorfina stimola direttamente i recettori della dopamina ed è utile per gestire rigidità e blocchi motori che non rispondono ai farmaci orali. La somministrazione di Duodopa gel tramite PEG, con un piccolo tubo nello stomaco, assicura un rilascio continuo di levodopa, stabilizzando i sintomi motori anche nelle fasi più complesse della malattia.

Accanto alla terapia farmacologica, la riabilitazione motoria, la logopedia e il supporto psicologico giocano un ruolo fondamentale, aiutando il paziente a conservare autonomia, equilibrio, abilità comunicative e benessere emotivo.

Quanto è importante la diagnosi precoce?

Riconoscere il Parkinson nelle fasi iniziali è cruciale. Una diagnosi precoce consente di iniziare tempestivamente le terapie, controllare meglio i sintomi, rallentare la perdita di autonomia e pianificare in modo consapevole il percorso di cura. Prestare attenzione ai sintomi non motori, spesso sottovalutati, è fondamentale perché quando compaiono i disturbi del movimento una parte significativa dei neuroni dopaminergici è già compromessa.

Cosa garantisce il Servizio Sanitario Nazionale ai pazienti affetti da morbo di Parkinson?

Il Servizio Sanitario Nazionale assicura ai pazienti affetti da questa patologia l’accesso a visite neurologiche specialistiche, esami diagnostici, terapie farmacologiche specifiche e percorsi riabilitativi personalizzati (fisioterapia, logopedia e terapia occupazionale), finalizzati a preservare autonomia e qualità di vita. La patologia rientra tra le malattie croniche invalidanti e consente l’accesso a esenzioni dal ticket, ausili sanitari e, nei casi più complessi, a assistenza domiciliare integrata, supporto psicologico e servizi socio-assistenziali per il paziente e la famiglia.

Come accedere al percorso specialistico al Cardarelli?

L’ambulatorio per la malattia di Parkinson e disturbi del movimento, aperto ai pazienti dai 18 anni in su, offre un percorso personalizzato e segue circa 300 pazienti all’anno. È attivo presso il padiglione F, al terzo piano, il mercoledì pomeriggio dalle ore 14:30 alle ore 18:30 e il venerdì mattina dalle ore 8:30 alle ore 14:00.

È possibile prenotare un appuntamento tramite CUP, presentando impegnativa del medico di medicina generale per “89130.002 visita neurologica primo accesso – q.d. 332 Morbo di Parkinson”. Durante il primo incontro, gli specialisti valuteranno la storia clinica del paziente, pianificheranno eventuali approfondimenti diagnostici e definiranno il percorso terapeutico. I controlli successivi, generalmente programmati ogni tre o quattro mesi, sono gestiti direttamente dall’ambulatorio.

Per informazioni: walter.diiorio@aocardarelli.it; katia.longo@aocardarelli.it

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