Lo Facciamo al Cardarelli: dalla diagnosi alla cura della carcinosi peritoneale
- 19/02/2026
La carcinosi peritoneale è una patologia oncologica complessa che si verifica quando cellule tumorali si diffondono nella cavità peritoneale, la membrana che riveste gli organi addominali. Questa condizione è spesso associata a tumori gastrointestinali e ginecologici, come il colon-retto, lo stomaco e l’ovaio, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia.
Grazie ai progressi della chirurgia e delle terapie locoregionali, oggi è possibile affrontare la carcinosi peritoneale con strategie integrate che migliorano le possibilità di controllo e, in alcuni casi, di guarigione.
All’Ospedale Cardarelli, presso l’Unità di Chirurgia generale ad alta specializzazione gastroenterologica, diretta da Carmine Antropoli, è attivo l’ambulatorio di chirurgia del peritoneo, percorso specialistico dedicato a questa patologia che accompagna il paziente dalla diagnosi alla gestione delle fasi più avanzate, integrando terapie farmacologiche, trattamenti chirurgici e follow-up.
Ne parliamo con i chirurghi responsabili dell’ambulatorio Fabio Fumo, referente per i trattamenti integrati della carcinosi peritoneale, ed Elisa Palladino, referente per i trattamenti integrati mini-invasivi nelle carcinosi peritoneali avanzate.

Cos’è la carcinosi peritoneale?
La carcinosi peritoneale si verifica quando cellule tumorali si staccano da un tumore primario e si diffondono nella cavità peritoneale attraverso il sangue o il liquido peritoneale, impiantandosi sulla superficie del peritoneo e formando nuove localizzazioni tumorali. È più frequente nel cancro del colon-retto, dello stomaco, dell’appendice, del pancreas, delle vie biliari e nei tumori ginecologici come il carcinoma ovarico; in alcuni casi può essere associata anche al tumore della mammella. Più raramente può originare direttamente dalla trasformazione maligna delle cellule del peritoneo.
In passato era considerata una condizione a prognosi altamente sfavorevole. Tuttavia, da oltre tre decenni, grazie alla combinazione di chirurgia avanzata e chemioterapia locoregionale, è stato possibile ottenere risultati incoraggianti nei pazienti selezionati, migliorando il controllo della malattia e, in alcuni casi, le prospettive di sopravvivenza.
Chi colpisce?
La carcinosi peritoneale può svilupparsi come evoluzione dei tumori gastrointestinali e ginecologici avanzati. Circa il 10–15% dei pazienti con carcinoma del colon-retto e il 20–30% di quelli con carcinoma gastrico sviluppano carcinosi peritoneale nel corso della malattia. Anche il carcinoma ovarico è frequentemente associato a interessamento del peritoneo.
Quanto è diffusa?
Si tratta di una condizione che ogni anno in Italia riguarda circa 25.000 persone. L’incidenza varia a seconda del tumore primario, ma i dati epidemiologici confermano che rappresenta una realtà clinica significativa. Oggi può essere trattata in casi selezionati con strategie integrate che offrono risultati incoraggianti.
Quali sono i sintomi?
I sintomi possono essere inizialmente aspecifici e includono dolore addominale, gonfiore, senso di tensione addominale, perdita di peso involontaria, nausea, vomito e alterazioni dell’alvo intestinale. In molti casi compare ascite, ovvero accumulo di liquido nella cavità addominale, con aumento del volume dell’addome.
Proprio la scarsa specificità dei sintomi e la difficoltà di individuare impianti tumorali di piccole dimensioni rendono fondamentale il monitoraggio nei pazienti con precedenti neoplasie addominali o ginecologiche.
Come si diagnostica?
La diagnosi richiede un approccio integrato. La tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) consentono di individuare sospette localizzazioni peritoneali, mentre l’ecografia può rappresentare un primo livello di indagine.
La laparoscopia diagnostica permette l’esplorazione diretta della cavità addominale e il prelievo di campioni bioptici per la conferma istologica, fondamentale per definire con precisione l’estensione della malattia e programmare il trattamento più appropriato.
Come si cura?
Il trattamento si basa su un approccio multimodale e personalizzato. Nei pazienti selezionati è possibile eseguire la chirurgia citoriduttiva (CRS) o peritonectomia, con l’obiettivo di rimuovere tutta la malattia macroscopicamente visibile e ottenere una citoriduzione completa.
Al termine dell’intervento può essere effettuata la HIPEC (Hyperthermic Intraperitoneal Chemotherapy), che prevede l’infusione di farmaci chemioterapici riscaldati a 41–42°C nella cavità peritoneale per circa 90 minuti. Il farmaco viene fatto circolare attraverso un sistema chiuso di drenaggi collegato a un’apparecchiatura dedicata, consentendo elevate concentrazioni locali, il trattamento della malattia microscopica residua e una riduzione della tossicità sistemica, con l’obiettivo di sterilizzare la cavità addominale dalle cellule tumorali non visibili.
Per i pazienti non candidabili alla chirurgia citoriduttiva è disponibile la PIPAC (Pressurized Intraperitoneal Aerosol Chemotherapy), una tecnica mini-invasiva che somministra la chemioterapia sotto forma di aerosol pressurizzato durante la laparoscopia. Questa modalità consente una distribuzione omogenea del farmaco nella cavità peritoneale, sfruttando le proprietà fisiche dei gas. La PIPAC può essere ripetuta ogni 4–6 settimane per un ciclo di tre sedute, con dosaggi fino a dieci volte inferiori rispetto alla chemioterapia sistemica convenzionale, riducendo gli effetti collaterali. Il trattamento è definito “bidirezionale” poiché non richiede la sospensione di eventuali chemioterapie in corso per via orale e/o endovenosa, permettendo un potenziamento dell’effetto locale e sistemico. La procedura, pur non essendo priva di rischi chirurgici, è generalmente associata a una degenza media di circa due giorni e, nei casi con migliore risposta, può rendere il paziente eleggibile a un successivo intervento citoriduttivo.
Ogni caso viene discusso all’interno del Gruppo Oncologico Multidisciplinare, con incontri a cadenza settimanale, per garantire una valutazione collegiale e la definizione del percorso terapeutico più adeguato.
Quanto è importante la diagnosi precoce?
La diagnosi precoce della carcinosi peritoneale è un elemento determinante per ampliare le possibilità di trattamento efficace e migliorare la sopravvivenza. Individuare la malattia quando è ancora in fase iniziale o presenta un’estensione limitata consente infatti di intervenire con strategie terapeutiche più mirate e con maggiori probabilità di controllo nel tempo.
Tuttavia, il riconoscimento può risultare complesso, poiché i sintomi sono spesso aspecifici e l’identificazione delle cellule tumorali nella cavità peritoneale non è sempre immediata. Per questo motivo è fondamentale un attento e regolare monitoraggio nei pazienti con una precedente storia di neoplasie addominali o ginecologiche, così da favorire un intervento tempestivo e migliorare le prospettive cliniche.
Come accedere al percorso specialistico del Cardarelli?
L’Ambulatorio di Chirurgia del Peritoneo, servizio di secondo livello, è aperto ai pazienti dai 18 anni in su ed è attivo il lunedì a partire dalle ore 14.30, presso il Padiglione A, piano -1, stanza 7–8.
È possibile prenotare un appuntamento tramite CUP presentando impegnativa del medico di medicina generale per “897A4.001 visita chirurgica – primo accesso” con uno dei seguenti codici diagnostici: 158.9, 158.8, 199.0, 197.6.
Durante il primo incontro, gli specialisti valuteranno la storia clinica del paziente, pianificheranno eventuali approfondimenti diagnostici e definiranno il percorso terapeutico. I controlli successivi sono gestiti direttamente dall’ambulatorio.
Per informazioni: chirurgiadelperitoneo@aocardarelli.it