Lo facciamo al Cardarelli: dalla diagnosi alla cura della sindrome da congestione pelvica
- 18/03/2026
La sindrome da congestione pelvica (SCP) è una patologia spesso poco conosciuta e ancora sottodiagnosticata, ma che può incidere in modo significativo sulla qualità della vita delle donne.
Si manifesta con un dolore pelvico cronico e sintomi che possono essere facilmente confusi con altre condizioni.
Presso l’Unità di Radiologia Vascolare ed Interventistica è attivo un percorso dedicato alla presa in carico completa e personalizzata di questa condizione, dalla diagnosi al trattamento dei sintomi.
Ne parliamo con Raffaella Niola, specialista radiologa interventista e direttrice della Radiologia Vascolare e Interventistica del Cardarelli.

Cos’è la sindrome da congestione pelvica?
La sindrome da congestione pelvica è una condizione causata dal ristagno di sangue nelle vene della pelvi, che provoca dolore persistente e diffuso nell’area interessata. L’intensità può variare e tende ad aumentare durante il ciclo mestruale, dopo lunghi periodi in piedi o in seguito ai rapporti sessuali. Possono essere presenti anche dismenorrea, dolore durante i rapporti e una maggiore urgenza o frequenza urinaria, soprattutto notturna. La patologia è nota anche come varicocele pelvico o insufficienza venosa pelvica, per via della dilatazione delle vene e del reflusso venoso che la caratterizzano.
Chi colpisce?
La sindrome da congestione pelvica interessa principalmente le donne in età riproduttiva, cioè tra i 20 e i 50 anni. In termini medici, questo corrisponde alla terza e quarta decade di vita, dai 30 ai 49 anni, periodo che copre gran parte degli anni fertili. È più frequente nelle donne che hanno avuto più gravidanze o che presentano insufficienza venosa preesistente.
Quanto è diffusa?
Sebbene spesso sottovalutata e sottostimata, la sindrome da congestione pelvica è più comune di quanto si pensi. Può riguardare fino al 30% delle donne con dolore pelvico cronico, mentre nella popolazione femminile in età fertile la prevalenza stimata varia dal 6% al 24%. Tra le cause di dolore pelvico cronico, rappresenta una delle principali, seconda solo ad altre patologie come l’endometriosi. Questi dati sottolineano l’importanza di una diagnosi tempestiva e dell’invio delle pazienti a centri specializzati.
Come si diagnostica?
La diagnosi richiede un approccio multidisciplinare, che combina la visita specialistica con esami strumentali come l’ecocolorDoppler, considerato di primo livello, e la risonanza magnetica o la TC, eseguiti a seconda del quadro clinico. Questo percorso permette di identificare eventuali anomalie venose e confermare che i sintomi siano correlati alla congestione pelvica.
Come si cura?
Quando la terapia medica non funziona, si ricorre a tecniche mini invasive quali i trattamenti di radiologia interventistica. La scleroembolizzazione del varicocele pelvico consiste nell’iniettare un materiale speciale all’interno delle vene dilatate per chiuderle, riducendo il reflusso di sangue e alleviando il dolore. L’embolizzazione delle arterie uterine viene invece eseguita in caso di miomi o adenomiosi: si blocca selettivamente il flusso di sangue verso le lesioni, facendo ridurre le dimensioni dei miomi o delle aree interessate e i sintomi associati, come dolore e sanguinamento abbondante. Entrambe le procedure sono minimamente invasive, vengono eseguite tramite piccoli accessi vascolari e consentono alle pazienti di ridurre i sintomi e riprendere più rapidamente le normali attività quotidiane.
Quanto è importante la diagnosi precoce?
Riconoscere la sindrome da congestione pelvica in fase precoce è fondamentale per evitare lunghi periodi di dolore e trattamenti non mirati e permette di intervenire con soluzioni efficaci e di migliorare la qualità della vita delle pazienti.
Il Servizio Sanitario Nazionale garantisce alle donne affette da questa patologia la possibilità di accedere a percorsi specialistici dedicati, ma è importante questa condizione sia conosciuta anche dai medici di base e dai ginecologi. Solo attraverso l’invio corretto ai centri specializzati le pazienti possono ricevere una presa in carico adeguata e completa. La diffusione della conoscenza sulla sindrome da congestione pelvica tra i professionisti della salute è un passaggio chiave per migliorare la gestione di questa patologia.
Come accedere al percorso specialistico al Cardarelli?
Il percorso per la sindrome da congestione pelvica è rivolto alle donne con dolore pelvico cronico e sintomi correlati, in particolare nei casi che non rispondono ai trattamenti conservativi. L’ambulatorio dedicato offre una presa in carico personalizzata e un approccio multidisciplinare, che integra diagnostica avanzata – come ecocolorDoppler e risonanza magnetica – con trattamenti di radiologia interventistica minimamente invasivi. Quando necessario, sono previsti anche ulteriori approfondimenti diagnostici, come studi elettromiografici, e un supporto psicologico dedicato alle pazienti con una storia di dolore cronico.
L’ambulatorio è attivo ogni giovedì dalle ore 10.30 alle ore 13.30 presso piano terra del Padiglione L.
È possibile prenotare una prima visita tramite CUP aziendale, presentando impegnativa del medico di medicina generale con la dicitura: “89.700.036 Visita di Radiologia Interventistica – primo accesso”.
Al primo appuntamento gli specialisti valuteranno il quadro clinico della paziente e programmeranno eventuali approfondimenti diagnostici o terapeutici. I controlli successivi vengono gestiti direttamente dal reparto.
Per informazioni: raffaella.niola@aocardarelli.it